panathlon club sondrio

 
 





 

 












 

MARIO COTELLI

Martedì 5 novembre 2019

 

La notizia della scomparsa di Mario Cotelli (Premio Panathlon quale miglior preparatore tecnico-sportivo nel 1977), appresa dal fratello Franco (Chicco), mi ha colto di sorpresa, lasciandomi tristezza nel cuore e vuoto nell’anima.

Sapevo che da un paio d’anni soffriva di una malattia che stava minando la sua salute, ma l’avevo incontrato il 10 ottobre alla Sala Vitali, dove aveva partecipato, quale Direttore Tecnico della mitica Valanga Azzurra, all’incontro sul tema “Verso le Olimpiadi Invernali 2026”, organizzato dal Panathlon Club di Sondrio e dal Lions Club Sondrio Host e coordinato da Gianni Menicatti, ricercatore, esperto di economia dello sport e collaboratore de “Il Sole 24 Ore”

Con la sua solita, impareggiabile, verve aveva intrattenuto, direi incantato, il pubblico parlando di “Esperienze vissute di Olimpiadi”, ma non si era limitato a narrare del passato, si era infervorato e aveva espresso la sua “mordace” opinione sulla grande opportunità che si presenterà alla Valtellina nel 2026, allorchè alcune gare dei giochi olimpici si terranno a Bormio e Livigno. E lui, esperto di marketing, già Presidente del DMO (Destination Management Organization), dopo aver sentito snocciolare i dati forniti da Menicatti sulla situazione turistico/sportiva della nostra provincia, non aveva mancato di “graffiare”, forse “strigliare”, i valtellinesi, con queste frasi taglienti e provocatorie: “Il dato più allarmante è che nessuno, prima dell’analisi di Menicatti, si è reso conto che siamo tra i primi in capacità di attrazione e di impianti sciistici: bisogna attuare strategie a lungo termine e capire se in Valtellina c’è ancora voglia di fare turismo e investire”, aggiungendo “Il grande impegno organizzativo è in mano al Trentino Alto-Adige, che ha la fortuna di avere un brand unico, quello delle Dolomiti. Noi ci facciamo la guerra a vicenda! Che cosa vendiamo? Noi dobbiamo combattere contro questa mentalità, questo modo di approcciare il turismo divisi, anziché uniti”.

La chiacchierata con lui sugli argomenti che più gli stavano a cuore, lo sport (in particolare lo sci) e il turismo della nostra valle, era poi proseguita al Ristorante Ai Campelli, dove avevo il privilegio di sedergli accanto e lo trovavo tonico, mordace, proprio come l’ho sempre conosciuto!

Non pensavo giammai che quello sarebbe stato l’ultimo nostro incontro e allora mi piace ricordarlo per la sua vivacità, per la profondità di analisi dei problemi, per la ricerca di soluzioni illuminate e lungimiranti, che lo hanno sempre contraddistinto in tutta la sua vita e delle quali mi ha dato grande sfoggio anche in quella serata.

Mario Cotelli è stato, senza ombra di dubbio, il personaggio più di spicco dello sport in Valtellina, personaggio di livello nazionale e, oserei dire, mondiale.

Quand’ero ragazzino e mi piaceva gareggiare con gli sci, Cotelli era per me una sorta di mito vivente, con la sua straordinaria capacità di mettere insieme un team che ha scritto la storia dello sci italiano, mietendo vittorie e allori in Coppa del Mondo e alle Olimpiadi.

Era per me motivo di orgoglio vedere un valtellinese che interveniva a tutte le trasmissioni televisive sportive più importanti ed era sempre ascoltato ed apprezzato per la sua capacità di analisi dei problemi, per la sua proverbiale schiettezza e chiarezza nell’andare al centro delle questioni, sapendo sempre puntare il dito là dove si avvedeva che si stavano commettendo degli errori, per indirizzare verso la soluzione giusta e corretta, che portasse prestigio al mondo dello sport, allo sci e alla nostra valle.

Se ne va un pezzo di storia italiana, non solo valtellinese, per le mitiche imprese che la gloriosa “Valanga Azzurra”, grazie alla sua guida tecnica, ha saputo compiere.

Penso che ognuno di noi dovrà ripensare con molta attenzione alle sue riflessioni e fare tesoro dei suoi consigli e dei suoi suggerimenti preziosi.


Angelo Schena